Archivio per la categoria ‘I capitoli aggiuntivi de La Legio Occulta’

Eccolo finalmente. Ve lo avevo promesso ed è puntualmente arrivato. Il Segreto della Legione Occulta è un vero e proprio spin off della saga apparsa fino ad oggi nelle librerie con i titoli La legione Occulta dell’Impero Romano e Il Comandante della Legione Occulta. Il volume, realizzato esclusivamente in versione e-book, raccoglie tutti i capitoli aggiuntivi rilasciati due anni fa sulla pagina FB della saga VIGILES IN TENEBRIS. Questi capitoli, oggi irreperibili, sono diventti un volume di poco più di 50 pagine che racconta la storia della Legio vista attraverso gli occhi di un moderno archeologo che si imbatte nei resti della celebre fortezza di Leptis Magna. Perché il mito non ha tempo.

La copertina de Il Segreto della Legione Occulta

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Al Khums, Tripolitania, 1932 d. C.

 

“Tutto questo è semplicemente
incredibile”. L’archeologo Alcide Saviani soppesò il tassello di mosaico che
gli avevano appena consegnato. Si trovava quasi al centro dell’area di scavo
recintata nel settore sud est delle rovine della città di Leptis la magnifica,
conosciuta anche come la Roma d’Africa. Alcuni operai di colore aspettavano
immobili un suo comando stringendo tra le mani vanghe e scalpelli. Il programma
della giornata prevedeva la ripulitura per quadranti del lastricato costruito
per accedere alla Basilica giudiziaria. Il complesso monumentale chiuso,
immaginato dall’Imperatore Settimio Severo nel 210 dopo Cristo aveva rivelato
fin da subito alla squadra di archeologi italiani incaricata degli scavi una
planimetria anomala rispetto ai canoni ufficiali dell’epoca. Per questo Saviani
aveva deciso di estendere le ricerche per capire se il perimetro esterno alla
basilica poteva rivelare le motivazioni per le quali gli architetti dell’impero
romano avessero scelto soluzioni progettuali tanto insolite.  A metà pomeriggio, quando ancora il sole del
mediterraneo lambiva le coste sabbiose della Tripolitania, si era imbattuto in
un cedimento non strutturale che, alle prime insistenze, aveva rivelato una
piccola conca.

“Ce ne sono molti altri”, disse
uno degli operai in un italiano stentato agitando una lampada a petrolio.

Saviani inforcò gli occhiali che
gli pendevano dal collo e si mise in ginocchio accanto alla fossa. “Datemi
quella lampada”, chiese allungando la mano libera. Poi si piegò ulteriormente
dirigendo la fonte di luce verso il basso. L’odore di terra umida gli arrivò
subito alle narici. La conca sembrava profonda non più di un paio di metri.
Un’altra mezza dozzina di tasselli, non più grandi di tre centimetri quadrati e
non più spessi di uno, giacevano sparsi in un angolo lasciato libero dal
lastricato crollato. L’archeologo si sporse ulteriormente e la fiammella della
lampada ebbe un singulto prima di stabilizzarsi. “Cos’è quello?”, disse
indicando una superficie scura  dalla
forma appuntita che emergeva dalla terra e si protendeva verticalmente verso
l’alto.

Uno degli operai si fece aiutare
dai compagni e scese lentamente nella piccola voragine. Poi si fece dare
un’altra lampada e assecondò con i movimenti la vista dell’archeologo.
“Sembrerebbe qualcosa di solido e piuttosto spesso”.

“Batti con questo”. Saviani gli
consegno un martelletto che portava sempre in tasca.

L’operaio obbedì e colpì più
volte ma con estrema delicatezza.

“Un po’ più forte, per favore”,
insistette Saviani. Il rumore che ricevette in risposta lo fece scattare in
piedi. “Risali – disse tendendo la mano all’operaio – potrebbe cedere ancora”.

Quando l’uomo fu di nuovo in
superficie, Saviani abbandonò per terra la lampada e cercò avidamente una
boccata d’aria. Spesso l’agitazione gli faceva accelerare il respiro
ricordandogli che l’asma e l’archeologia non vanno molto d’accordo. Con lo
sguardo arrivò fino al foro sul quale svettava il tempio della famiglia
imperiale. Un sole dai contorni sfocati e violacei faceva capolino attraverso
l’Arco che annunciava l’ultimo complesso portato alla luce dalla equipe italiana.

“Dov’è Dryantilla?”, domandò
senza staccare lo sguardo dalla porta monumentale.

“Vostra figlia?”, domandò un operaio.
“Credo sia alle Terme”.

“Sì, l’abbiamo vista che
discuteva con alcuni uomini – aggiunse un altro operaio – tra cui il
rappresentante della Sovrintendenza”.

Saviani distolse l’attenzione dal
tramonto. “Come? La Sovrintendenza? Allora è arrivata la risposta alla mia
domanda di proroga!”. Mise frettolosamente il tassello di mosaico in tasca e si
avviò verso il trenino della ferrovia interna che sonnecchiava poco fuori dal
perimetro degli scavi. Saltò su uno dei vagoncini e aspettò che l’autiere
mettesse in moto la locomotiva. Si mise comodo e tirò fuori dalla tasca il
pezzetto di mosaico per esaminarlo con calma. Il trenino tossì un paio di volte
prima di prendere velocità. Con un singhiozzante clangore di ferraglia si perse
tra le rovine.

I capitoli aggiuntivi de La Legione Occulta dell’Impero Romano possono essere collocati nella struttura ufficiale del primo romanzo della saga in qualunque punto della storia purché nell’ordine cronologico indicato. In questo modo ogni lettore avrà un romanzo personalizzato. La storia è ambientata nel 1932 presso gli scavi archeologici del sito di Leptis Magna durante la visita ufficiale del principe ereditario di casa Savoia…