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Per una volta lasciamo la Roma imperiale, la Londra vittoriana e la Palestina medioevale. Nel prossimo romanzo vi accompagnerò in un luogo molto più tetro e oscuro: i campi di concentramento. Ma come amo sempre sottolineare, non sarà un viaggio scontato. Non aspettatevi il solito romanzo sui lager, non aspettatevi quello che sarebbe facile aspettarsi. Ma se siete miei fedeli lettori sapete che con me la musica è diversa. Nessuno aveva mai immaginato di dotare i sacerdoti di Roma di superpoteri, nessuno aveva mai immaginato che Jack lo squartatore potesse essere una donna, nessuno aveva mai immaginato che un templare potesse essere musulmano. Così come nessuno aveva mai immaginato un serial killer in un campo di concentramento. Nessuno, fino al 12 marzo del 2014. Quando la Rizzoli pubblicherà il mio nuovo romanzo: L’Angelo di Mauthausen. Passate parola e cominciate il conto alla rovescia.

“Dio? Dio…hai giocato a fare Dio fino ad oggi. Adesso lascia che siano altri a gettare il dado, colonnello.”

Eccolo finalmente. Ve lo avevo promesso ed è puntualmente arrivato. Il Segreto della Legione Occulta è un vero e proprio spin off della saga apparsa fino ad oggi nelle librerie con i titoli La legione Occulta dell’Impero Romano e Il Comandante della Legione Occulta. Il volume, realizzato esclusivamente in versione e-book, raccoglie tutti i capitoli aggiuntivi rilasciati due anni fa sulla pagina FB della saga VIGILES IN TENEBRIS. Questi capitoli, oggi irreperibili, sono diventti un volume di poco più di 50 pagine che racconta la storia della Legio vista attraverso gli occhi di un moderno archeologo che si imbatte nei resti della celebre fortezza di Leptis Magna. Perché il mito non ha tempo.

La copertina de Il Segreto della Legione Occulta

Dal 3 maggio in tutte le librerie l’edizione economica del secondo capitolo delle gesta della Legio Occulta. il Comandante della Legione Occulta non è infatti il terzo volume della saga ma il secondo già pubblicato con il titolo La Vendetta di Augusto. Devo dire che questo nuovo titolo si avvicina molto di più ai contenuti del libro anche se, lo ripeto ancora una volta, il mio titolo originario non accettato dalla casa editrice era La profezia della Sibilla.

La copertina del romanzo. In tutte le librerie.

Perché proprio «La Mano Sinistra di Satana»? Sono convinto che è la prima domanda che vi è balenata in testa guardando la copertina. A Jack lo Squartatore, nella sua apparentemente breve carriera di serial killer (e sul ‘breve’ ci torneremo in un altro post), la stampa del tempo ha affibbiato numerosi nomignoli più o meno grotteschi, più o meno evocativi, più o meno terrificanti. Ma tutti i testimoni concordavano sulla descrizione di un “uomo di bassa statura, con un cappotto scuro e con una valigia nera nella mano sinistra”. Da questo particolare, visto che la valigetta probabilmente conteneva i ”ferri del mestiere”, ecco il nome scelto da un anonimo cronista locale. Forse il più suggestivo: la mano sinistra di Satana.

Detto questo il romanzo non può essere letto come un semplice thriller vittoriano e nemmeno come l’ennesima, per quanto debba ammettere inconsueta (originale lo lascio al buon cuore del recensore), soluzione ai delitti di Whitechapel.

Sono almeno tre i livelli di lettura della storia. Il primo naturalmente è quello più superficiale e accattivante del romanzo poliziesco con sfumature esoteriche. Alla fine dell’800 in Europa e soprattutto in Inghilterra si andava diffondendo la moda delle pratiche arcane. Sbocciavano sette come margherite, si affacciavano alla ribalta della cronaca mondana medium di ogni età, sesso e specializzazione che diventavano sovente i protagonisti delle pruriginose conversazioni pomeridiane di mogli annoiate o giovani riccastri e nullafacenti. Perfino le prime tecniche scientifiche di indagine venivano scambiate per prove di magia nera. Tutti i giornali parlavano degli esperimenti di Sir Francis Galton che provava a codificare le prime impronte delle dita sugli oggetti o a raccogliere i suoni che si imprimevano nei solchi lungo i muri degli ambienti chiusi come fossero superfici in vinile. Tutti i giornali commentavano le affermazioni di Sir Oliver Lodge che teneva a battesimo negli ultimi anni del secolo una nuova disciplina in bilico tra scienza e magia: la psicometria. Ma un’aura di magia ed esoterismo permeava anche la vita quotidiana della gente comune. Una sorta di contraltare alla prepotente diffusione della tecnologia voluta dalla rivoluzione industriale. Jack una volta scrisse in una delle sue lettere “un giorno il mondo capirà che io aperto il ventesimo secolo” e probabilmente è proprio dal contrasto tra il vecchio e il nuovo, tra l’arcano e il metallo, tra il vapore delle locomotive e i primi motori a scoppio, dalla loro incomunicabilità che nasce la figura del più celebre assassino seriale dell’era moderna. Una sorta di virus di carne e di ossa che l’opinione pubblica sembra per lunghi mesi investire del ruolo di vendicatore di una società bigotta e borghese che non è capace di metabolizzare i crimini che la stanno portando al progresso se non attraverso l’eliminazione delle sue scorie: il proletariato urbano. Wilfred Gayborg, figlioccio di Galton e allievo di Lodge e psicometrista della prima ora, in questo contesto, attraverso la scelta della narrazione al presente e in prima persona, diventa il testimone di questa mutazione. Uno sguardo disincantato, pessimista, disgustato, assente di un uomo che pare voglia portare la croce di un peccato che non potrà mai essere lavato. E qui accediamo al secondo livello di lettura del romanzo, quello di carattere politico e sociale. Verso la fine dell’800 Londra è il cuore di un sommovimento chiamato Fabianesimo, la pietra angolare di ciò che il mondo di lì a poco chiamerà socialismo. Ma Gayborg, nonostante i suoi migliori amici, un giovanissimo ed acerbo H.G.Wells e un già irascibile e vanitoso George Bernard Shaw cerchino di convincerlo, non si fa ammaliare dai discorsi proclamati al caldo dei salotti buoni nel tintinnare di calici. Gayborg è un uomo fuori dal mondo, figlio di un ufficiale inglese morto suicida e di una indiana, ma ciò non gli impedisce di osservare lo scenario che lo avviluppa e che è fatto e si nutre delle sue stesse contraddizioni. Una rivoluzione che non nasce dalla rivolta popolare ma dai logorroici discorsi dei capobastone della borghesia illuminata non lo convince, non lo attira. Davanti al suo sguardo allucinato scorrono i destini delle vittime di Jack che corrono, urlano e tremano soffocate da una colonna sonora fatta di titoli di giornale urlati, scioperi rumorosi, serrate ancora inutili e maldestre. Le vittime sacrificali della classe proletaria che ancora una volta diventa lo strumento per il riposizionamento del potere economico e politico.

In tutto questo pessimismo grondante forse una fiammella di speranza resta accesa. Quella dell’amore pericoloso, complesso, struggente tra quest’uomo che non riesce a trovare il coraggio di suicidarsi e una delle tante prostitute dell’Inferno londinese. Una donna sulla quale Jack ha messo ormai gli occhi e che, ad un certo punto, scompare. La vicenda sentimentale tra Wilfred Gayborg e Jacqueline è stato il vero momento catartico della scrittura. Ho sofferto, pianto, sperato con Wilfred Gayborg e a lunghi tratti ho provato ad essere lui. Ad anticipare le sue mosse e le sue scelte.

Per questo non aspettatevi solo un thriller, non aspettatevi solo un romanzo gotico, non aspettatevi solo un romanzo storico. Fate come ho fatto io. Aprite il libro e poi gli occhi. Vi ritroverete nel corpo di un investigatore psicometrista che riesce a vedere la vita delle cose, ma non a comprendere la sua, che vive in un mondo che disprezza profondamente ma del quale inevitabilmente si nutre, che non sa cosa sia l’amore, fino a quando non inizia a sfuggirgli.

Al Khums, Tripolitania, 1932 d. C.

 

“Tutto questo è semplicemente
incredibile”. L’archeologo Alcide Saviani soppesò il tassello di mosaico che
gli avevano appena consegnato. Si trovava quasi al centro dell’area di scavo
recintata nel settore sud est delle rovine della città di Leptis la magnifica,
conosciuta anche come la Roma d’Africa. Alcuni operai di colore aspettavano
immobili un suo comando stringendo tra le mani vanghe e scalpelli. Il programma
della giornata prevedeva la ripulitura per quadranti del lastricato costruito
per accedere alla Basilica giudiziaria. Il complesso monumentale chiuso,
immaginato dall’Imperatore Settimio Severo nel 210 dopo Cristo aveva rivelato
fin da subito alla squadra di archeologi italiani incaricata degli scavi una
planimetria anomala rispetto ai canoni ufficiali dell’epoca. Per questo Saviani
aveva deciso di estendere le ricerche per capire se il perimetro esterno alla
basilica poteva rivelare le motivazioni per le quali gli architetti dell’impero
romano avessero scelto soluzioni progettuali tanto insolite.  A metà pomeriggio, quando ancora il sole del
mediterraneo lambiva le coste sabbiose della Tripolitania, si era imbattuto in
un cedimento non strutturale che, alle prime insistenze, aveva rivelato una
piccola conca.

“Ce ne sono molti altri”, disse
uno degli operai in un italiano stentato agitando una lampada a petrolio.

Saviani inforcò gli occhiali che
gli pendevano dal collo e si mise in ginocchio accanto alla fossa. “Datemi
quella lampada”, chiese allungando la mano libera. Poi si piegò ulteriormente
dirigendo la fonte di luce verso il basso. L’odore di terra umida gli arrivò
subito alle narici. La conca sembrava profonda non più di un paio di metri.
Un’altra mezza dozzina di tasselli, non più grandi di tre centimetri quadrati e
non più spessi di uno, giacevano sparsi in un angolo lasciato libero dal
lastricato crollato. L’archeologo si sporse ulteriormente e la fiammella della
lampada ebbe un singulto prima di stabilizzarsi. “Cos’è quello?”, disse
indicando una superficie scura  dalla
forma appuntita che emergeva dalla terra e si protendeva verticalmente verso
l’alto.

Uno degli operai si fece aiutare
dai compagni e scese lentamente nella piccola voragine. Poi si fece dare
un’altra lampada e assecondò con i movimenti la vista dell’archeologo.
“Sembrerebbe qualcosa di solido e piuttosto spesso”.

“Batti con questo”. Saviani gli
consegno un martelletto che portava sempre in tasca.

L’operaio obbedì e colpì più
volte ma con estrema delicatezza.

“Un po’ più forte, per favore”,
insistette Saviani. Il rumore che ricevette in risposta lo fece scattare in
piedi. “Risali – disse tendendo la mano all’operaio – potrebbe cedere ancora”.

Quando l’uomo fu di nuovo in
superficie, Saviani abbandonò per terra la lampada e cercò avidamente una
boccata d’aria. Spesso l’agitazione gli faceva accelerare il respiro
ricordandogli che l’asma e l’archeologia non vanno molto d’accordo. Con lo
sguardo arrivò fino al foro sul quale svettava il tempio della famiglia
imperiale. Un sole dai contorni sfocati e violacei faceva capolino attraverso
l’Arco che annunciava l’ultimo complesso portato alla luce dalla equipe italiana.

“Dov’è Dryantilla?”, domandò
senza staccare lo sguardo dalla porta monumentale.

“Vostra figlia?”, domandò un operaio.
“Credo sia alle Terme”.

“Sì, l’abbiamo vista che
discuteva con alcuni uomini – aggiunse un altro operaio – tra cui il
rappresentante della Sovrintendenza”.

Saviani distolse l’attenzione dal
tramonto. “Come? La Sovrintendenza? Allora è arrivata la risposta alla mia
domanda di proroga!”. Mise frettolosamente il tassello di mosaico in tasca e si
avviò verso il trenino della ferrovia interna che sonnecchiava poco fuori dal
perimetro degli scavi. Saltò su uno dei vagoncini e aspettò che l’autiere
mettesse in moto la locomotiva. Si mise comodo e tirò fuori dalla tasca il
pezzetto di mosaico per esaminarlo con calma. Il trenino tossì un paio di volte
prima di prendere velocità. Con un singhiozzante clangore di ferraglia si perse
tra le rovine.

Dopo un breve periodo nell’oscurità, la Legio Occulta torna anche su Facebook con il nuovo gruppo Vigiles in Tenebris. Speriamo che ci lascino in pace. Qualora non dovesse accadere la Legio risorgerà ancora. Del resto ci è abituata. E per festeggiare questo atteso ritorno ho voluto pubblicare una delle più belle illustrazioni di Luca Tarlazzi che della Legio Occulta è stato il copertinista ufficiale.

I capitoli aggiuntivi de La Legione Occulta dell’Impero Romano possono essere collocati nella struttura ufficiale del primo romanzo della saga in qualunque punto della storia purché nell’ordine cronologico indicato. In questo modo ogni lettore avrà un romanzo personalizzato. La storia è ambientata nel 1932 presso gli scavi archeologici del sito di Leptis Magna durante la visita ufficiale del principe ereditario di casa Savoia…